Giurisprudenza: Responsabilità della struttura sanitaria per l'intervento di chirurgia estetica malriuscito

Un'interessante ordinanza resa nell'ambito di un giudizio ex art.702bis svoltosi dinanzi al Tribunale di Nola (ben prima dell'introduzione della nota Legge Gelli-Bianco in materia di responsabilità medica)  e depositata il 31/10/2017 ha statuito, in favore del Nostro assistito, la responsabilità della struttura sanitaria per imperizia del medico chirurgo che non ha eseguito correttamente un intervento estetico (nel caso di specie un lifting al volto che non ha apportato alcun miglioramento), condannandola al pagamento del  risarcimento del danno .

Ciò che rende maggiormente interessante l'ordinanza è la particolarità della fattispecie: difatti, il paziente aveva scelto il chirurgo estetico "di fiducia", il quale lo aveva poi operato all'interno di una clinica romana dove era solito operare.

Ebbene, nonostante la mancanza di un rapporto di subordinazione o assimilato tra il chirurgo e la clinica, il Giudice ha fatto corretta applicazione dei criteri di attribuzione della responsabilità, ripercorrendo anche quella che è stata la recente giurisprudenza della cassazione (cass 24742/2008; 23917/2006; 1698/2006; 571/2005 e 13066/2004) e riconducendo così il rapporto tra struttura sanitaria e paziente nell'ambito della responsabilità contrattuale, con conseguenze importanti anche in tema di distribuzione dell'onere della prova.

Nel caso di specie, il paziente ha dimostrato l'esistenza del rapporto tra lo stesso e la casa di cura, ed ha allegato l'inadempimento (consistito nel mancato miglioramento a seguito di intervento di lifting al volto); diversamente controparte non è riuscita a dare prova del "fortuito" o comunque delle circostanze eccezionali e "non-routinarie" che avrebbero giustificato il mancato raggiungimento dell'obbiettivo da parte del chirurgo, e pertanto la casa di cura è stata condannata a pagare un cospicuo risarcimento in favore del paziente.

Infine, in accoglimento della domanda riconvenzionale della casa di cura, proprio per essere l'intervento "routinario e privo di complicazioni" e per non avere, il medico operante, dimostrato di aver svolto l'operazione seguendo "lo stato dell'arte", il chirurgo è stato condannato in persona a risarcire, in via di regresso, la casa di cura.

Avv. Anna Paesano

 

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