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  1. La condanna risarcitoria dell’assicurazione in sede penale é contenuta nei limiti del massimale
    In tema di assicurazione per i danni conseguenti alla circolazione stradale, l'obbligazione risarcitoria dell'assicuratore è contenuta nei limiti delle somme per le quali è stata stipulata l'assicurazione,e la solidarietà fra assicurato ed assicuratore ha natura atipica, atteso che il debito aquiliano del primo discende "ex delicto" ed è illimitato, mentre quello del secondo di natura indennitaria deriva "ex lege" e trova limite nella capienza del massimale, senza che nessuna influenza possa attribuirsi, per derogare a quest'ultimo limite, al fatto che in sede penale, con sentenza passata in giudicato, l'assicuratore sia stato condannato quale responsabile civile, in solido con l'imputato assicurato, al risarcimento del danno in via generica nei confronti del danneggiato. È quanto si legge nell’ordinanza n. 29328 del 13 novembre 2019 della Cassazione.
  2. Necessaria la presenza personale delle parti in mediazione
    Secondo il Tribunale di Modena, sentenza 30 ottobre 2019, è necessario ai fini del rispetto della condizione di procedibilità della domanda che le parti compaiano personalmente, assistite dai propri difensori, all’incontro con il mediatore.
  3. Avvocati: compenso ridotto in caso di pluralità di parti anche in caso di attività stragiudiziale
    È applicabile analogicamente all’attività stragiudiziale l’art. 5, quinto comma, del D.M. n. 585 del 1995, il quale prevedeva (nel vecchio regime delle tariffe professionali forensi, ma la norma è stata sostanzialmente riprodotta, anche se formulata in modo differente, nell’art. 4, comma quarto, del D.M. n. 44 del 2014) che, in presenza di una identità di posizioni processuali e ove fosse necessario l’esame di distinte questioni di fatto e di diritto, il compenso spettante al difensore per ogni parte assistita potesse essere ridotto del trenta per cento. È quanto si legge nella sentenza della Cassazione del 6 novembre 2019, n. 28488.
  4. Spese processuali: vanno poste a carico di chi ha dato causa alla lite
    Poiché il principio della causalità si colloca a monte - come sua forma prodromica - rispetto al principio di soccombenza, che giunge a poi a concretizzarlo nell'esito effettivo del giudizio, emerge che chi, con il proprio comportamento, ha reso necessario il provvedimento della corte territoriale perseguito dalla controparte, instaurando il giudizio d'appello, diventa soccombente nella complessiva fattispecie, progressivamente formatasi, della decisione giurisdizionale. E’ quanto si legge nell’ordinanza della Cassazione dell’11 novembre 2019, n. 29028.
  5. Studente suicida a causa della bocciatura: la scuola non è responsabile
    La Corte di Cassazione, sentenza 31 ottobre 2019, n. 27985, ha rigettato la domanda risarcitoria avanzata nei confronti del Ministero per l’Istruzione dai genitori di uno studente, suicidatosi una volta appresa la notizia della propria bocciatura. L’ordinanza ministeriale n. 90/2001, che prevede l’obbligo di comunicare preventivamente alla famiglia la mancata ammissione dello studente alla classe successiva, ha infatti lo scopo di consentire ai genitori di filtrare opportunamente la notizia del mancato esito positivo dello scrutinio, ma l’omessa comunicazione non può costituire, di per sé, una circostanza tale da lasciar automaticamente presagire un intento suicidario da parte dello studente. Anzi, non è dimostrabile che una comunicazione preventiva alla famiglia avrebbe potuto impedire il compimento di un simile gesto da parte della vittima: manca, insomma, un nesso di causa tra omesso preavviso e suicidio del giovane.
  6. Opposizioni esecutive: l’incompetenza per valore va eccepita entro dieci prima dell’udienza
    In base al combinato disposto di cui agli artt. 163 bis e 616 c.p.c., l'eccezione di incompetenza per valore, nelle opposizioni esecutive, deve essere eccepita, a pena di decadenza, nel termine di dieci prima dell’udienza di prima comparizione (Nel caso di specie, l’eccezione era stata proposta in uno stadio tardivo, essendo stata veicolata nella comparsa di risposta depositata in data 19 dicembre 2016, laddove l'udienza di prima comparizione era stata fissata per il 21 dicembre 2016, in evidente violazione del termine minimo dimezzato). E’ quanto si legge nella sentenza 11 novembre 2019, n. 29030 della Cassazione.
  7. Il preventivo dell’avvocato e il patto sul compenso. Il mandato e la procura ad litem
    Di seguito l'articolo dell’Avv. Crotti pubblicato su I Contratti n. 5/2019, Ipsoa, Milano. L’autore analizza, nel suo complesso, il rapporto economico corrente tra avvocato e cliente - dal preventivo alla procura alle liti - esaminando gli aspetti sinora meno indagati dalla dottrina specialistica di settore, con particolare riferimento al rapporto tra preventivo e patto di patrocinio, alla funzione e al modo di operare del compenso a forfait (soprattutto quando innestato in un rapporto di collaborazione continuativa), alla sorte dell’eccedenza di una liquidazione giudiziale disposta in misura superiore rispetto al compenso pattuito con il cliente, alla struttura del contratto di patrocinio e all’inapplicabilità dell’art. 1411 c.c. nelle ipotesi in cui si registra una scissione tra parte (presunto terzo) e cliente (ipotetico stipulante) nel rapporto con l’avvocato (supposto promittente).
  8. Prenotazione di una camera d’albergo online? L’offerta “non rimborsabile” è vessatoria
    Le clausole che indicano l’adesione all’offerta alberghiera come “non rimborsabile” sono, a tutti gli effetti, delle clausole vessatorie. Conseguentemente, quando si prenota on line, l’eventuale spunta della casella delle condizioni generali di contratto non sostituisce la firma e la clausola relativa al pagamento della penale non ha alcun effetto giuridico se non specificamente approvata. È quanto statuito dall’Ufficio del Giudice di Pace di Trapani con la sentenza del 14 ottobre 2019.
  9. La violazione, anche non fraudolenta, dell’obbligo di salvataggio fa perdere i benefici assicurativi
    Ai fini della perdita dei benefici assicurativi, ai sensi dell'articolo 1915 c.c.., è sufficiente la consapevolezza dell'obbligo previsto dalla suddetta norma e la cosciente volontà di non osservarlo, sicché, nel caso di assicurazione dal rischio di insolvenza di crediti commerciali, non è conforme ai canoni di corretta ermeneutica contrattuale l'interpretazione della polizza che imputi i pagamenti successivi alla scadenza del periodo assicurato ai crediti più recenti, né rilevano in contrario accordi diretti tra assicurata e debitrice società di capitale, neppure ove le quote di questa fossero sottoposte a sequestro penale. E’ quanto si legge nella sentenza della Cassazione civile sez. III, sentenza 7 novembre 2019, n. 28625.
  10. Le spese di riscaldamento centralizzato vanno ripartite in base ai consumi effettivi
    Le spese del riscaldamento centralizzato di un edificio in condominio, ove sia stato adottato un sistema di contabilizzazione del calore, devono essere ripartite in base al consumo effettivamente registrato, risultando, perciò, illegittima una suddivisione di tali oneri operata, sebbene in parte, alla stregua dei valori millesimali delle singole unità immobiliari, né possono a tal fine rilevare i diversi criteri di riparto dettati da una delibera di giunta regionale, che pur richiami specifiche tecniche a base volontaria, in quanto atto amministrativo comunque inidoneo ad incidere sul rapporto civilistico tra condomini e condominio. È quanto si legge nell’ordinanza della Cassazione del 4 novembre 2019, n. 28282.
  11. Autovelox, sospensione e revoca patente, attraversamento con il rosso e sosta vietata: la giurisprudenza recente
    Il presente Itinerario esamina il “polso” della giurisprudenza formatasi nel corso degli anni a seguito dei ripetuti “giri di vite” adottati dal legislatore al fine di garantire la sicurezza stradale, con particolare riferimento all’inasprimento del sistema sanzionatorio ed all’applicabilità della relativa disciplina nei confronti degli utenti.
  12. Per accertare l’usucapione del sottotetto tutti i condomini vanno citati in giudizio
    Secondo la Cassazione, ordinanza 29 ottobre 2019, n. 27707, nel caso in cui un condomino si rivolga all’autorità giudiziaria per l’accertamento dell’avvenuta usucapione di una parte condominiale, l’amministratore non sarà coinvolto direttamente nel giudizio, non rivestendo la sua rappresentanza ex art. 1130 c.c. il potere sui diritti individuali dei singoli condomini che dovranno partecipare direttamente al processo di accertamento dell’eventuale intervenuto acquisto del bene comune.
  13. La struttura in legno infissa sui pilastri del fabbricato condominiale lede il decorso architettonico
    Secondo la Cassazione, sez. II, ordinanza 5 novembre 2019, n. 28465, le modificazioni apportate da uno dei condomini, nella specie alle parti comuni, in violazione del divieto previsto dal regolamento di condominio, connotano tali opere come abusive e pregiudizievoli al decoro architettonico dell'edificio e configurano l'interesse processuale del singolo condomino che agisca in giudizio a tutela della cosa comune.
  14. Omessa diagnosi della malattia: risarcibile il danno subito dai familiari del paziente
    Il familiare di una persona lesa dall'altrui condotta illecita (omessa diagnosi di malattia) può subire uno stato di sofferenza soggettiva e un necessitato mutamento peggiorativo delle abitudini di vita (incidente sul profilo dinamico della propria esistenza): entrambi i pregiudizi debbono essere risarciti, laddove rivestano i caratteri della serietà del danno e della gravità della lesione, senza che possano valere ad escludere la sussistenza del pregiudizio la circostanza che l'invalidità del congiunto non sia totale o il fatto che l'assistenza possa essere stata 6 ripartita fra più familiari. È quanto stabilito dalla Cassazione con sentenza 4 novembre 2019, n. 28220
  15. Risarcimento del danno da circolazione stradale: il calcolo degli interessi compensativi
    La sentenza 29 ottobre 2019, n. 27602 della Cassazione è piuttosto tecnica ed affronta due argomenti: gli interessi compensativi, volti a risarcire il danno che si presume esser derivato al creditore dall'impossibilità di disporre tempestivamente della somma dovuta e di impiegarla in maniera remunerativa; nonché le regole da applicare in caso di riforma in appello della sentenza di primo grado, in particolare l'importanza che il giudice d'appello determini con esattezza le somme ancora dovute.

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